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CAVALESE - m.1000Adagiato sulla parte terminale del terrazzo fluvio-glaciale che caratterizza il cuore della Valle di Fiemme, ne rappresenta il centro storico e culturale. E' sede della Magnifica Comunità, del Comprensorio e degli Uffici Provinciali. LA MAGNIFICA COMUNITÀ DI FIEMME
ente collettivo con
antichissime origini,
accostabile agli ordinamenti
consuetudinari di origine
longobarda, che fu sancito
con i patti Gebardini del
1111-1112, accordo scritto
tra i Fiammazzi e Principe
Vescovo per negoziare le
questioni relative a boschi,
pascoli, pesca, caccia,
commercio, transiti, servitù
e tributi. In forza di tali
norme, la Comunità di Fiemme,
tenuta a pagare due volte
l'anno al Vescovo, tramite
il suo Gastaldione o Vicario
inviato per amministrare la
giustizia, 24 "arimanie",
cioè tanto da mantenere
ugual numero di guerrieri
per un anno, diveniva di
diritto un organismo rurale
montano riconosciuto
all'interno del Principato
Vescovile di Trento. I
Fiamazzi, appoggiandosi più
volte al trattato e alla
riconferma dei patti
Gebardini avvenuta con
Privilegio Enriciano del
1313, si trovarono meglio
assicurati anche nei
confronti di altri
Signorotti, tra cui gli
Eppan, i Conti del Tirolo e
i Firmian.
LA STORIA
La storia di Cavalese risale ad epoche
antichissime.
Le prime tracce di passaggio dell'uomo (riscontrabili in particolar modo sulla Catena del Lagorai) sono attribuibili all'uomo mesolitico. Vi sono inoltre segni dell'età del ferro (dos Zelo) e del periodo tardo romano (Parco della Pieve). Vi è poi documento dell'epoca barbarica nella necropoli ritrovata in Via Pasquai (IV sec.). I primi insediamenti abitativi si svilupparono lungo il rio Gambis, le cui piene furono la causa della distruzione di quello che, nel XII sec., aveva i nome di Cadrubio. Verso la metà del 1500 venne iniziata l'opera di contenimento del rio con solidi e pittoreschi argini. Lungo il rio sorsero così mulini, officine da fabbro e per la lavorazione del rame, tintorie, concerie e segherie. Governatori vescovili e famiglie borghesi trovarono dimora in Cavalese, contribuendo a rendere il paese centro economico e politico della Valle. Nel Settecento fu centro culturale di notevole interesse soprattutto per la presenza della scuola pittorica di Giuseppe Alberti (1640-1716) nella quale appresero l'arte, fra gli altri, Michelangelo e Francesco Unterberger, iniziatori della famiglia dei pittori cavalesani. L'evoluzione in senso moderno di Cavalese, che nel 1899 ebbe l'illuminazione elettrica, cominciò verso la metà del '800 a seguito della costruzione della nuova strada commerciale di Fiemme che attraversava il centro abitato sostituendo il vecchio tracciato medioevale che veniva dal dosso di S. Valerio IL CENTRO STORICO
Su per Villa - La parte alta di
Cavalese si allinea sulle due sponde del Gambis
ed è indicativa dell'assetto morfologico,
urbanistico ed edilizio della Cavalese antica.
Sulla sponda destra taluni edifici conservano elementi medioevali e soluzioni lignee quali le chiavi di legno nelle murature. Sulla sinistra del Gambis le caratteristiche via Montebello e Sara: in cima a quest'ultima, addossata alla rupe boscosa, la casa Rizzoli, autorevole esempio di residenza fiemmese del XVIII sec.; il prospetto è decorato da un affresco sacro fatto fare ne 1796 da Paolo Antonio de Rizzoli. Piazza Scopoli è sede del Municipio, palazzo ricostruito sulla vecchia caserma austriaca. Zo per Villa - La parte vecchia al di sotto della Piazza conserva le movenze cavalesane passate. All'inizio di Via Ress c'è l'edificio della canonica (notare l'acuto tetto ricoperto di scandole e le inferriate sulle finestre) antica sede del parroco di Fiemme. In P.za Ress, la casa della famiglia omonima. Numerose poi altre case della tradizione fiemmese. LA FUNIVIA DEL CERMIS
Realizzata nel 1967 portava in due tronchi da
Cavalese all'Alpe Cermis. Il primo (nella vasta
zona dove si innalza il pilone, atterrò durante
la seconda guerra mondiale una "fortezza
volante" americana colpita dalla contraerea)
raggiunge il Dos dei Laresi (m.1276) - Il
secondo porta all'Alpe Cermis (m.2229). Il primo
tronco della funivia (prima campata lunga 1625
che sorvola il fiume Avisio ad oltre 100m di
altezza) è stata incredibilmente vittima di due
tra le più gravi sciagure funiviarie accadute
sulle Alpi. 9 Marzo 1976 - la cabina, con 43
persone a bordo, cadde, a causa della rottura
della fune, in località maso Teta - 42 morti.
Il 3 Febbraio 1998 - un aereo militare
americano nel tentativo di passare con un volo
radente sotto i cavi della funivia, ne troncò i
cavi; la cabina con venti persone cadde nel
medesimo punto della volta precedente - nessun
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